Gita_Venezia2024

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Itinerario per non Camminatori

Tour (a piedi) per Venezia 

Gruppo B (per i Non Camminatori)

Ore 14.00 – Si parte per chiesa S.Maria Formosa [300mt – 10 min]

da campo San Giovanni e Paolo (Monumento a Bartolomeo Colleoni)

Calle Bressana

Calle Cicogna

a dx Calle Longa

a sx Campo S.Maria Formosa

Nel 2011 sono stati celebrati i 1.600 anni dalla nascita di Venezia. Era il 411 d.C. quando tre consoli padovani furono inviati negli isolotti che affioravano in Laguna per individuare un posto adatto a costruire un porto commerciale e vi stabilirono. La piccola comunità crebbe il secolo dopo quando la popolazione dell’entroterra trovò rifugio nelle isole per sottrarsi all’invasione dei barbari. Nel corso di un paio di secoli quei centri si unirono in confederazione, il Dogado, nominarono un governatore, il Doge, e prosperarono commercialmente tanto che alla fine del millennio Venezia era una grande potenza marinara. Iniziò l’espansione coloniale con la sconfitta dei turchi assoggettando la Dalmazia (sempre contesa con l’impero Ottomano fino alla battaglia di Lepanto del 1571). Nel 1204 fu conquistata Costantinopoli, aprendo la via della seta verso la Cina (Marco Polo con il padre Nicolò e lo zio Matteo vi si recarono nel 1274) e nel secolo successivo il dominio si espanse anche nella terraferma: il potere della Serenissima si estendeva dalla Lombardia all’antica Bisanzio.

Un duro colpo alla fiorente economia fu dato dalla scoperta d’America che dirottò gli interessi e il commercio verso ovest togliendo a Venezia il primato commerciale ed in seguito dalla sconfitta contro i Francesi e le altre potenze europee riunite nella Lega di Cambrai (1509) che mal tolleravano l’espansione veneziana. Per altri due secoli Venezia mantenne comunque il suo splendore vivendo di rendita. Mentre gli altri Stati erano per lo più monarchie assolute che tramandavano il potere di padre in figlio, Venezia era una Repubblica, con il Doge eletto dal popolo, il Senato che faceva le leggi, l’autorità giudiziaria, regnava il libero commercio e la concorrenza. Poi arrivarono Napoleone, gli Austriaci, l’assedio del 1848 durante i moti rivoluzionari (famosa la poesia di Fusinato) ed infine l’annessione al Regno d’Italia nel 1866.

Venezia è costituita da 118 isolotti collegati tra loro da 436 ponti in legno, pietra o ferro e 150 canali. Il Canal Grande divide a metà la città. Le strade sono chiamate calli (solo una è Strada Nova) o salizade o fondamenta (calli prospicienti da un lato su un canale) o rio terrà (canale interrato), ramo o ruga; le piazze sono campi o campielli o corti (solo Piazza San Marco si chiama così). Sono circa 3.000. La toponomastica è la più varia e va dai Santi di tutto il calendario ai mestieri (marangon, fabbro, forner, spezier….), ai nomi più strani e curiosi (ponte dei pugni, calle dell’ovo, dell’ajo, dell’ojo, degli assassini, della dona onesta, sotoportego dell’amor, del casin dei nobili, …).

Venezia è un vero labirinto. Se si chiede a un veneziano qualche indicazione, dirà “el vada sempre drito”, che vuol dire “segua il flusso della gente” perché andando sempre dritto si finisce invece in qualche canale. Ci sono ancora ben 137 chiese di varie epoche e stili (molte sono state distrutte da Napoleone) con relativi campanili e 400 campane.

Sotto Venezia c’è una immensa foresta di tronchi conficcati nel fango che sorreggono le fondamenta delle case. Gli alberi provenivano dalla Lessinia e dal Cansiglio dove fin dall’anno Mille erano stanziati i Cimbri, che fornivano il legno che serviva a Venezia anche per la costruzione delle navi e dei remi delle galee. Ci sono 100.000 pali che sorreggono le fondamenta del campanile di San Marco e ben un milione sotto la Basilica della Salute.

Panoramica sulla Laguna: si vedono l’isola di San Michele che ospita il Cimitero Monumentale dove sono sepolti personaggi famosi. Dietro c’è l’isola di Murano e quella di Burano riconoscibile dal campanile molto pendente. Altre isole sono Torcello, Sant’Erasmo (dove vengono coltivati i famosi carciofìni violetti), Mazzorbo, San Francesco del Deserto. Dall’altro lato, quello del Lido, isole note sono Le Vignole, San Pietro in Volta e San Lazzaro degli Armeni dove si trova una biblioteca con 170.000 volumi, tra cui 4.500 manoscritti, custodita dai monaci dell’ordine dei Mekhitaristi. L’isola è considerata uno dei centri mondiali più importanti per la cultura armena. Prima di essere abitata dai monaci a partire dal ‘700, San Lazzaro, per la sua posizione isolata è stata anche lebbrosario (da cui San Lazzaro, patrono dei lebbrosi). Un’altra isola vicina è San Servolo, dove si trova un antico monastero benedettino, adibito a manicomio fino al 1978. A due passi dalle Fondamente Nove si trova la casa in cui visse Tiziano Vecellio e dove svolse gran parte della sua attività.

Chiesa San Giovanni e Paolo e Scuola Grande di San Marco (con guida)

In campo “San Zanipolo” si trova il monumento in bronzo al grande condottiero Bartolomeo Colleoni (Verrocchio, 1480 circa), alto quasi quattro metri. Si rifà a quello del Gattamelata in Padova del Donatello. Non molto lontano, dirigendosi verso Rialto (sestriere di San Polo), si trova la Chiesa di S.ta Maria dei Miracoli, un gioiello architettonico rinascimentale, dalla facciata decorata con marmi policromi e bassorilievi della vita dei Santi. Stupendo è l’interno con una scalinata di 14 ripidi scalini che porta al piano rialzato dove è collocato l’altare.

BREVI NOTE

Nel 2011 sono stati celebrati i 1.600 anni dalla nascita di Venezia. Era il 411 d.C. quando tre consoli padovani furono inviati negli isolotti che affioravano in Laguna per individuare un posto adatto a costruire un porto commerciale e vi stabilirono. La piccola comunità crebbe il secolo dopo quando la popolazione dell’entroterra trovò rifugio nelle isole per sottrarsi all’invasione dei barbari. Nel corso di un paio di secoli quei centri si unirono in confederazione, il Dogado, nominarono un governatore, il Doge, e prosperarono commercialmente tanto che alla fine del millennio Venezia era una grande potenza marinara. Iniziò l’espansione coloniale con la sconfitta dei turchi assoggettando la Dalmazia (sempre contesa con l’impero Ottomano fino alla battaglia di Lepanto del 1571). Nel 1204 fu conquistata Costantinopoli, aprendo la via della seta verso la Cina (Marco Polo con il padre Nicolò e lo zio Matteo vi si recarono nel 1274) e nel secolo successivo il dominio si espanse anche nella terraferma: il potere della Serenissima si estendeva dalla Lombardia all’antica Bisanzio.

Un duro colpo alla fiorente economia fu dato dalla scoperta d’America che dirottò gli interessi e il commercio verso ovest togliendo a Venezia il primato commerciale ed in seguito dalla sconfitta contro i Francesi e le altre potenze europee riunite nella Lega di Cambrai (1509) che mal tolleravano l’espansione veneziana. Per altri due secoli Venezia mantenne comunque il suo splendore vivendo di rendita. Mentre gli altri Stati erano per lo più monarchie assolute che tramandavano il potere di padre in figlio, Venezia era una Repubblica, con il Doge eletto dal popolo, il Senato che faceva le leggi, l’autorità giudiziaria, regnava il libero commercio e la concorrenza. Poi arrivarono Napoleone, gli Austriaci, l’assedio del 1848 durante i moti rivoluzionari (famosa la poesia di Fusinato) ed infine l’annessione al Regno d’Italia nel 1866.

Venezia è costituita da 118 isolotti collegati tra loro da 436 ponti in legno, pietra o ferro e 150 canali. Il Canal Grande divide a metà la città. Le strade sono chiamate calli (solo una è Strada Nova) o salizade o fondamenta (calli prospicienti da un lato su un canale) o rio terrà (canale interrato), ramo o ruga; le piazze sono campi o campielli o corti (solo Piazza San Marco si chiama così). Sono circa 3.000. La toponomastica è la più varia e va dai Santi di tutto il calendario ai mestieri (marangon, fabbro, forner, spezier….), ai nomi più strani e curiosi (ponte dei pugni, calle dell’ovo, dell’ajo, dell’ojo, degli assassini, della dona onesta, sotoportego dell’amor, del casin dei nobili, …).

Venezia è un vero labirinto. Se si chiede a un veneziano qualche indicazione, dirà “el vada sempre drito”, che vuol dire “segua il flusso della gente” perché andando sempre dritto si finisce invece in qualche canale. Ci sono ancora ben 137 chiese di varie epoche e stili (molte sono state distrutte da Napoleone) con relativi campanili e 400 campane.

Sotto Venezia c’è una immensa foresta di tronchi conficcati nel fango che sorreggono le fondamenta delle case. Gli alberi provenivano dalla Lessinia e dal Cansiglio dove fin dall’anno Mille erano stanziati i Cimbri, che fornivano il legno che serviva a Venezia anche per la costruzione delle navi e dei remi delle galee. Ci sono 100.000 pali che sorreggono le fondamenta del campanile di San Marco e ben un milione sotto la Basilica della Salute.

IL NOSTRO TOUR

Fondamente Nove (sestriere Castello)

Panoramica sulla Laguna: si vedono l’isola di San Michele che ospita il Cimitero Monumentale dove sono sepolti personaggi famosi. Dietro c’è l’isola di Murano e quella di Burano riconoscibile dal campanile molto pendente. Altre isole sono Torcello, Sant’Erasmo (dove vengono coltivati i famosi carciofìni violetti), Mazzorbo, San Francesco del Deserto. Dall’altro lato, quello del Lido, isole note sono Le Vignole, San Pietro in Volta e San Lazzaro degli Armeni dove si trova una biblioteca con 170.000 volumi, tra cui 4.500 manoscritti, custodita dai monaci dell’ordine dei Mekhitaristi. L’isola è considerata uno dei centri mondiali più importanti per la cultura armena. Prima di essere abitata dai monaci a partire dal ‘700, San Lazzaro, per la sua posizione isolata è stata anche lebbrosario (da cui San Lazzaro, patrono dei lebbrosi). Un’altra isola vicina è San Servolo, dove si trova un antico monastero benedettino, adibito a manicomio fino al 1978.

A due passi dalle Fondamente Nove si trova la casa in cui visse Tiziano Vecellio e dove svolse gran parte della sua attività.

Chiesa San Giovanni e Paolo e Scuola Grande di San Marco (con guida)

In campo “San Zanipolo” si trova il monumento in bronzo al grande condottiero Bartolomeo Colleoni (Verrocchio, 1480 circa), alto quasi quattro metri. Si rifà a quello del Gattamelata in Padova del Donatello. Non molto lontano, dirigendosi verso Rialto (sestriere di San Polo), si trova la Chiesa di S.ta Maria dei Miracoli, un gioiello architettonico rinascimentale, dalla facciata decorata con marmi policromi e bassorilievi della vita dei Santi. Stupendo è l’interno con una scalinata di 14 ripidi scalini che porta al piano rialzato dove è collocato l’altare.

Campo Santa Maria Formosa

Secondo la tradizione, la Chiesa di S.ta Maria Formosa (bombardata nel 1916, ricostruita nel 1926) fu eretta nel 636 per volere del Vescovo San Magno di Oderzo a seguito di una visione che gli indicò il luogo nel quale costruirla. San Magno è compatrono della città di Venezia. All’entrata del campanile un bassorilievo rappresenta una mostruosa testa che si vuole

impedisse al diavolo di entrarci per suonare le campane.

Non lontano di trova il Borgoloco Pompeo Molmenti, luogo in cui esistevano molti alberghi e locande; il termine significa “tener uno a loco e foco” cioè tenerlo in casa e dargli da mangiare. Fu intitolato a Pompeo Gherardo Molmenti che qui nacque nel 1852, scrittore e storico veneziano, senatore del Regno d’Italia, figlio di Ettore Molmenti il fratello di Marino nostro concittadino che seguì il fratello a Venezia. Pittore, molto legato alle famiglie nobili del tempo; alcuni quadri di Pompeo Marino sono conservati al Museo delle Procuratie e a Ca’ Pesaro insieme ai dipinti dei macchiaioli Fattori, Ciardi e Zandomeneghi.

Campo Manin

Monumento in bronzo (L. Borro, 1875) di Daniele Manin che qui abitò, patriota anima della rivoluzione del 1848. -f-* Imprigionato, dopo la liberazione fu costretto all’esilio in Francia. Si iscrisse a soli 14 anni all’università di Padova e si laureò in giurisprudenza a 17 anni. Il figlio Giorgio fu uno dei Mille con Garibaldi.
Scala del Bovolo
Opera rinascimentale di G. Candi (1499 ca.), torre cilindrica alta 26 mt. che ricorda la torre di Pisa costituita da una loggia spiraliforme fiancheggiata da cinque piani di gallerie con 80 scalini che salgono in senso orario attorno ad un pilastro centrale. Nel giardino alcune vere da pozzo, di cui una cinquecentesca e una cilindrica con motivi ornamentali veneto bizantini.

Dopo Campo Manin si può raggiungere Campo Sant’Angelo e subito dopo Campo Santo Stefano (sestriere di San Marco) con al centro la statua dello scrittore veneziano Niccolò Tommaseo (Barzaghi, 1882). Fu incarcerato con Manin nel 1948 perché favorevole alla libertà di stampa. Una pila di libri che sembrano uscire dalle vesti dà stabilità alla statua e per questo è chiamato “cagalibri”.

A pochi passi il Conservatorio Benedetto Marcello e il Ponte dell’Accademia, al di là del quale si trovano l’Accademia di Belle Arti e le Gallerie dell’Accademia dove si possono ammirare i quadri dei più grandi pittori veneziani (Canaletto, Guardi, Tiziano, Tintoretto …) é La Tempesta del Giorgione.

Lungo il Canal Grande si trovano altri famosi musei, come il Fondaco dei Turchi Museo di Storia Naturale, Ca’ Pesaro Museo di Arte Moderna, Ca’ Rezzonico Museo del Settecento veneziano con le opere tra l’altro di Pietro Longo, pittore degli interni delle case del patriziato e della vita quotidiana dei veneziani, di cui era attento osservatore. Altro stupendo palazzo è Ca’ d’Oro (1442), uno dei migliori esempi del gotico veneziano, trasformata in museo.

Teatro La Fenice

Inaugurato alla fine del ‘700, fu distrutto da due incendi, nel 1836 e nel 1996 e risorto come l’araba fenice. Oggi è uno dei teatri più prestigiosi al mondo. La capienza è di 1.244 posti. Dal 2004 ospita il Concerto di Capodanno.

Piazza San Marco

La piazza sorse nel suo attuate aspetto verso il 1170: a sinistra le Procuratie Vecchie del ‘500 attualmente sede di uffici, a destra le Procuratie Nuove del secolo successivo oggi sede di Musei e della Biblioteca Marciana, L’Ala Napoleonica, sede del Museo Correr, chiude la piazza di fronte alla Basilica. Sulla piazza si affacciano fin dal ‘700 i tre storici caffè Florian, Quadri, Lavena. Nella vicina calle Vallaresso si trova l’Harry’s Bar (1930).

Il Campanile di San Marco è alto 99 mt. La sua origine risale al 900, rivisitato più volte. La base è costituita dalla Loggetta del Sansovino. Nel 1902 crollò su sé stesso a causa di difetti strutturali, lasciando Venezia senza il suo “parón de casa”. Non ci furono vittime, solo il gatto del custode fu ritrovato tra le macerie che vennero trasportate e gettate in mare aperto. Le cronache raccontano che si trattò di un vero e proprio funerale. Sono quattro le campane, ognuna con la sua funzione: la Marangona (segnava la ripresa del lavoro) la Mezza Terza (le riunioni del Senato) la Nona (il mezzogiorno) del Maleficio (segnale per il boia).

La Torre dell’orologio, alta circa 24 mt., fu costruita tra il ‘500 ed il ‘600. Il progetto architettonico viene attribuitd“Mauro Codussi. Successivamente la torre fu ampliata, con due ali laterali perché ritenuta non adatta alla magnificenza della Piazza. Il grande portico collega la Piazza alle Mercerie. Il riquadro soprastante è occupato dall’orologio, col quadrante a numeri romani, indicanti anche le fasi lunari dello zodiaco, la cui realizzazione, venne affidata a due noti orologiai di Reggio Emilia: Giampaolo e Giancarlo Raineri (padre e figlio), che al termine dei lavori furono accecati per ordine del Senato veneziano affinché non costruissero orologi altrettanto belli. Il riquadro centrale contiene una nicchia nella quale si trova una statua della Madonna col Bambino. Il riquadro terminale ospita il leone alato simbolo della Serenissima. Sulla sommità, due statue di bronzo, i do Mori, alti circa 2,5 mt., scandiscono le ore battendo il martello sulla grande campana. Essi non sono uguali: uno ha la barba ed è denominato il “vecchio”, l’altro il “giovane”; il Moro vecchio batte le ore due minuti prima dell’ora esatta, a rappresentare il tempo che è passato, mentre il Moro giovane suona l’ora due minuti dopo, per rappresentare il tempo che verrà.

Nella piazzetta San Marco, porta d’entrata per chi viene dal mare, si ergono le due colonne di marmo e granito sormontate dal leone alato, simbolo di San Marco, e di San Teodoro primo protettore della città. Una è sottile e regge un capitello grosso, l’altra è più massiccia e ha il capitello più piccolo. Tra le due colonne si eseguivano le sentenze capitali anche con sepoltura da vivi. Le condanne a morte erano lo spettacolo urbano del potere perché servivano da monito. I veneziani superstiziosi considerano cosa di malaugurio passare tra le due colonne.

Basilica di San Marco e Palazzo Ducale

I lavori della Basilica iniziarono nel 1063 e continuarono per secoli. Nell’arcata del portone centrale sono raffigurati in bassorilievo i mestieri veneziani. Tra interno ed esterno si contano 4.000 m2 di mosaici. Il Tesoro era costituito da un incalcolabile numero di oggetti preziosi, di cui è rimasta solo una piccola parte. Leggenda vuole che all’interno vi siano anche reliquie risalenti a Mosè e a Erode.

I quattro “errabondi” cavalli della Loggia sono stati portati dà Rohia a Bisanzio, poi a Venezia, poi a Parigi da Napoleone e infine riportati a Venezia grazie agli Asburgo.

In un angolo esterno della Basilica una testa ricorda la leggenda popolare del “povero fornaretto”, un giovane condannato a morte che poi risultò innocente per ammissione del vero assassino. Un vero e proprio errore giudiziario. La vicenda fece molta impressione e diede origine all’usanza di ammonire i giudici prima di emettere una sentenza di morte: “ricordeve del pòaro fornareto”. Almeno cinque film si sono ispirati a questa vicenda.

La facciata di Palazzo Ducale è una meraviglia di elementi architettonici, la grande balconata, capitelli e sculture. Capolavoro dell’arte gotica, per mille anni fu sede del governo della Repubblica e simbolo del potere di Venezia. Fondato dopo 1*812, più volte devastato da incendi, conserva nelle sue stanze e lungo le sue facciate un imponente numero di opere d’arte risalenti a varie epoche, con numerose allegorie, dipìnti raffiguranti battaglie ed eventi storici.

L’ingresso monumentale è costituito dalla cosiddetta Porta della Carta, un apparato scultoreo ricchissimo. Imponenti sono la solenne Sala del Senato, con splendidi intarsi e dorature, la Sala del Maggior Consiglio che arrivava a contenere anche 2.000 persone e dove “Il Paradiso” del Tintoretto copre una intera parete e la Sala dello Scrutinio dove si trova la “Battaglia di Lepanto”, dipinto originario del Tintoretto distrutto nell’incendio del 1577 e rifatto da Andrea Vicentino. La Sala del Consiglio dei Dieci era destinata alla riunione della suprema e onnipotente Magistratura deUe-Stato, deputata alla sicurezza dello Stato.,

Riva degli Schiavoni

Il Ponte dei Sospiri (1614) collega le carceri a Palazzo Ducale. Le prigioni sotterranee, malsane e umide, erano dette Pozzi, mentre al di sotto del tetto vi erano le celle dette Piombi, riservate ai nobili, ai ricchi e ai religiosi. Dalle due finestrelle del ponte i carcerati potevano dare un ultimo saluto a Venezia prima di andare al patibolo. Sulla riva si trova il monumento a Vittorio Emanuele II costruito dieci anni dopo la sua morte (1887), rappresentato con la spada sguainata e chiamato per questo “impiracolombi”.

Più in là, l’Arsenale, descritto anche da Dante nel Canto XXI -dell’inferno, i Giardini della Biennale d’Arte e l’isola di Sant’Elena dove si trova l’istituto Navale Morosini.

Bacino di San Marco – Canal Grande – Giudecca

Dal Bacino di San Marco, verso il Canal Grande oltre la Punta della Dogana, si erge la Basilica della Salute, del Longhena, dove ogni anno il 21 novembre si rinnova il pellegrinaggio (attraversando il ponte votivo) per ringraziare la Madonna (la Mesopanditissa, mediatrice di pace) per la liberazione dalla peste del 1630. Di fronte, sull’altro lato del canale, Palazzo Ferro Fini sede del Consiglio Regionale.

Davanti al Bacino di San Marco si trova l’isola di San Giorgio Maggiore con l’omonima chiesa progettata dal Palladio, che ospita la Fondazione Cini nel complesso monumentale dell’ex abbazia benedettina, sede di incontri di livello internazionale. Accanto si trova l’isola della Giudecca (ove è situato il famoso Hotel Cipriani) separata dal centro storico dal Canale della Giudecca percorrendo il quale si può ammirare la Basilica del Redentore (Palladio, 1577), fulcro della grande festa del Redentore che si celebra la terza domenica di luglio con pellegrinaggio attraverso il ponte votivo (e con gli spettacolari fuochi d’artificio nella notte del sabato) a memoria del pericolo scampato della peste che colpì la città nel 1575. Più avanti si ammira il Molino Stucky, ora hotel della catena Hilton, accanto all’antico stabilimento Fortuny di produzione di tessuti, ancora attivo.

Ferrovia (sestriere Cannareqio) – Ponte degli Scalzi

Il ponte si chiama così per la vicinanza alla Chiesa del Carmelitani Scalzi. Costruito in metallo dagli Austriaci nel

1858, fu sostituito in pietra d’Istria nel 1934. E’ uno dei quattro ponti che collega le due rive del Canal Grande (con quelli di Calatrava, Rialto e Accademia). Il Ponte di Calatrava o della Costituzione (2008) che unisce il lato Ferrovia a Piazzale Roma è lungo 94 mt. Al centro di polemiche per gli enormi costi, è noto per essere il ponte più scivoloso della città.

Davanti alla Ferrovia, al di là del canale (sestriere Santa Croce) si erge la grande cupola della Chiesa di San Simon Piccolo, ove le funzioni religiose seguono ancor oggi il rito romano. Da non confondere con la Chiesa di San Simon Grande Profeta poco distante e molto più piccola, risalente al X secolo, dove si trova una tela del Tintoretto e una di Palma il Giovane. L’area detta dei Tolentini è molto frequentata dagli studenti di architettura. Non molto distante si trova la Basilica dei Frari, una delle più grandi chiese di Venezia dove si può ammirare l’Assunta del Tiziano, e la Chiesa di San Rocco, con la Scuola Grande fondata nel 1478 dove ci sono 60 dipinti del Tintoretto. Poco lontano (sestriere Dorsoduro), Palazzo Balbi sede della Regione e l’Università Ca’ Foscari.